Il 2026 sarà l’anno delle stablecoin. In azione c’è già una pluralità di emittenti, grandi banche, ma anche gruppi industriali privati. È il caso della giapponese Sony che nel 2026 punta a lanciare negli Stati Uniti una stablecoin ancorata al dollaro USA che diventerà un mezzo di pagamento per l’acquisto di videogiochi e contenuti streaming. L’impressione è che la discesa in campo delle banche, in questa fase, abbia soprattutto un approccio difensivo, contro la “disintermediazione” operata da soggetti privati. In teoria per ogni stablecoin il sottostante è un euro o un dollaro (più propriamente: cash o titoli di Stato a brevissima scadenza). Il timore dichiarato è non tutti i gestori di stablecoin mantengano costantemente investimenti liquidabili, rendendo reale il pericolo “bolla”. Il sistema dei controlli non ha ancora avuto un vero e test. Ecco perché per le Authority, è meglio se a presidiare il mondo delle stablecoin siano le banche direttamente vigilate. (Estratto da: Alessandro Graziani per Il Sole 24 ore del 7 dicembre)
Dopo che l’azienda aveva annunciato un piano globale di licenziamenti che prevedeva circa 165 esuberi nelle sedi bolognesi dell’Interporto e di Zola Predosa e 46 a Milano, il 3 dicembre 2025, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sottoscritto con YOOX un’ipotesi di accordo che chiude la procedura di licenziamento collettivo avviata il 2 settembre 2025. In seguito all’accordo, finalmente sottoscritto unitariamente dalle tre organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, si consente a 66 dipendenti di mantenere il proprio posto di lavoro. L’organico passa da 211 a 145. L’accordo prevede la volontarietà della scelta e la non opposizione al licenziamento, assieme ad un incentivo economico per chi perde il posto di lavoro. Per ulteriori esuberi rispetto alla riduzione gestita dalle uscite volontarie, è previsto il possibile ricorso alla cassa integrazione per crisi. Questo è il frutto di mobilitazioni, scioperi e presidi portati avanti in questi mesi. L’accordo verrà sottoposto al loro voto nelle assemblee sindacali che si svolgeranno nelle 2 sedi nella giornata del 9 dicembre 2025.
La Fisascat CISL, sulla vicenda che vede la chiusura della sede Woolrich a Bologna (gli uffici, non i negozi), ha lanciato un allarme: ”4 dicembre 2025, una data che segna l’inizio di un incubo per 139 lavoratrici e lavoratori dell’iconica Bolognese Woolrich. Il noto marchio BasicNet (Kappa, Robe di Kappa, K-Way, Superga, Sepago e Briko) legato alla famiglia piemontese Boglione, ha così deciso di regalare per Natale a 139 lavoratori la chiusura delle sedi di Bologna e Milano preannunciando 139 trasferimenti a Torino…” L’azienda ha messo i lavoratori di fronte a un bivio: accettare il trasferimento nella sede di Torino, oppure chi non vorrà cambiare casa è come se si dimettesse dalla ditta senza possibilità di indennità di disoccupazione (Naspi)